Tango e Lunfardo… A caccia di un’ identità…

Metà del ‘800, inizi del ‘900… Buenos Aires come Babele.

 

 

Una fiumana di migranti provenienti dall’Europa: italiani, francesi, inglesi, polacchi. Un unico destino, il miraggio di una nuova vita, e lo scontro con una realtà fatta di ostacoli. In mezzo alla brulicante quotidianità di questo mondo sommerso, scorre il TANGO.

Nei vicoli dei BARRIOS risuonano parole, l’eco di fonemi distintivi che si mescolano e si rimescolano nelle storie personali di chi  arriva da lontano. Mentre le note di un nuovo genere musicale si propagano di quartiere in quartiere, i corpi innescano nuove possibilità di movimento, uno scontro tra idiomi finisce per comporre un nuova forma di comunicazione.

IL LUNFARDO.

Il LUNFARDO è un gergo nato nei sobborghi di Buenos Aires e diffuso nelle altre città della regione rioplatense. La  base è sicuramente spagnola, a cui poi, si sono aggiunti vocaboli presi dall’italiano, dal francese, dall’inglese e dal portoghese.

Molto numerosa la presenza di immigrati italiani in quella regione, in quel determinato periodo storico, tanto da influenzare abbondantemente questo dialetto. Lo stesso termine LUNFARDO, infatti, trae origine dal modo in cui i francesi chiamavano genericamente tutti gli italiani: “lumbard” . Nome che gli argentini modificarono successivamente in LUNFARDO.

Affascinante l’ipotesi della sua diffusione come forma di linguaggio in codice, utilizzata dai detenuti per non farsi comprendere dalle proprie guardie carcerarie,e per questo considerata la lingua della malavita locale.

 

 

Nonostante questa  immagine leggendaria legata ai sobborghi della città, il LUNFARDO è molto di più: è una sintesi linguistica, che rappresenta la volontà di accettare le proprie differenze culturali e il desiderio di comprendersi al di là delle proprie classi sociali di appartenenza.

Presentandosi come un gergo, non consiste altro che nella sostituzione di numerose parole della lingua comune con altre di origine straniera o anche indigene ma con significato diverso oppure parole deformate o derivate.

Questa consuetudine di creare nuovi vocaboli invertendo l’ordine delle sillabe originarie prende il nome di “vesre” , ossia l’inverso di “revés” ,che significa contrario. Ecco quindi come  “tango” diventa “gotàn“, “macho”  risulta  “choma“, “amigo” si trasforma in “gomia“, e via dicendo. ( Per un vocabolario sul web  http://www.todotango.com/comunidad/lunfardo/ )

Quando la parola della lingua ufficiale viene trasformata, assume un significato  specifico leggermente discostante da quello originario. Per esempio, quando un interlocutore utilizza il termine “ cheno ” invece di ” noche” , non si riferisce nè all’oscurità nè all’ ora, ma piuttosto all ‘ambiente legato alla vita notturna. Così come quando si parla di ” jermu ” non ci si riferisce ad una semplice ” mujer “, ma piuttosto ad un’  “ esposa ” (moglie).

Un interlocutore che sceglie di usare il LUNFARDO non lo fa per ignoranza, piuttosto per anticonformismo, per sentirsi parte di una comunità che sente sua e trovare la propria identità. Ogni singolo vocabolo o espressione finisce per raccontare la rabbia legata alle condizioni sociali in cui è costretto a vivere.

Trattandosi di una forma linguistica  in continuo divenire e di particolare interesse è stata oggetto di numerosi studi, i più recenti dei quali ad opera di Josè Gobello. Scrittore  e poeta argentino di origine italiana, fondatore nel 1962 dell’ Academia Portena del Lunfardo. Celebri le sue opere dedicate a questo tema, tra cui: Lunfardìa Nuevo diccionario Lunfardo, la cui ultima versione del 2004 contiene ben 5059 vocaboli (di cui circa 1000 di influenza italiana).

Gobello ridefinisce il LUNFARDO come ” un vocabolario composto da voci di origine diverse che l’ abitante di Buenos Aires utilizza in opposizione alla lingua ufficiale, il castigliano” . Non quindi un gergo carcerario, ma piuttosto  una  mescolanza di idiomi e dialetti che cambia nel tempo e che assume tutte le caratteristiche di una lingua popolare e “ribelle“, così forte da riuscire a rinnovarsi e sopravvivere ancora oggi.

 

La nuova evoluzione del LUNFARDO lo vuole, infatti, uno slang utilizzato dai giovani  che risulta incomprensibile agli adulti e a tutti quelli che sono estranei al mondo adolescenziale. Un linguaggio generazionale che conserva, così, i tratti originari di rottura e di non conformità non solo di tipo linguistico ma anche di tipo sociale.

OLTRE L’ EVOLUZIONE… LA POESIA.

Il TANGO e il LUNFARDO legati a doppio nodo. ( Di lunfardo e poesia… https://lispam.wordpress.com/2011/07/30/lunfardo-e-poesia/ )

Il TANGO come principale strumento di diffusione del LUNFARDO attraverso tutta la regione del Rio de la Plata. Il LUNFARDO come lingua dell’ anima, dal suono così caratteristico da conferire al TANGO la sua particolare enfasi.

Un’ identità che i poeti raccontano in prima persona, quando descrivono il dolore  legato all’ abbandono della propria donna oppure quando ricostruiscono attraverso il “ricordo” la città ormai “embrujada” (stregata) dal progresso, in continuo ed incessante divenire.

Il LUNFARDO che da irriverente gergo dei postriboli (conventillos), sa trasformarsi in una lingua che tutto svela della nostalgia, dell’inquietuidine e rassegnazione legate ad ogni forma di cambiamento, emblema di un mondo periferico, marginale e disprezzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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